Famiglia: il potere della resilienza.


Willy: “Cosa ti fa sentire meglio quando ti senti giù?” Charlie: “La mia famiglia.” Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato

Alla luce dei forti cambiamenti degli ultimi mesi, ognuno di noi ha mobilitato le proprie risorse personali, ha sperimentato le proprie capacità e ha esplorato la propria “robustezza psicologica” e quella dei propri legami.

L’impatto con il coronavirus segna chiaramente uno spartiacque : c’è un prima e ci sarà un dopo, e in questo momento in cui il nostro stato di equilibrio è destabilizzato, ogni famiglia è stata chiamata ad affrontare un evento che ha richiesto nuove capacità di gestione e di attivazione delle risorse.

Ci siamo adattati al divieto di rapportarci con individui esterni al nucleo familiare e abbiamo accettato di vivere in un tempo dilatato, rallentato e intenso, confinati nello spazio delle nostre abitazioni.

Molte famiglie stanno vivendo in condizione di separazione per l’isolamento dovuto alla positività al virus di uno o più familiari, molte stanno affrontando il lutto.

In questo scenario di privazione, rinuncia, paura e dolore la famiglia fornisce lo spazio relazionale all’interno del quale esprimere e condividere emozioni e pensieri e al tempo stesso trovare strategie di risoluzione dei problemi : è nell’incontro con la realtà e con l’altro, nel legame, che ognuno di noi può scoprire le proprie risorse e sperimentare la resilienza familiare.

La psicologia ha mutuato dalla fisica il costrutto di Resilienza, ovvero la capacità di alcuni metalli di assorbire un urto senza rompersi, senza spezzarsi.

Nello stesso modo l’individuo resiliente ha la capacità di affrontare e superare un evento traumatico, rendendosi duttile come il metallo.

Boris Cyrulnik , neuropsichiatra ed etologo di fama mondiale, definisce la resilienza come “ l’arte di navigare sui torrenti. Un trauma sconvolge il soggetto trascinandolo in una direzione che non avrebbe seguito. Ma una volta risucchiato dai gorghi del torrente che lo portano verso una cascata, il soggetto resiliente deve ricorrere alle risorse interne impresse nella sua memoria, deve lottare contro le rapide che lo sballottano incessantemente. A un certo punto, potrà trovare una mano tesa che gli offrirà una risorsa esterna, una relazione affettiva, un’istituzione sociale o culturale che gli permetteranno di salvarsi.” (B. Cyrulnik, 2000)

Il clima creato dalla famiglia, la presenza di relazioni sicure e premurose, sono fattori importanti che favoriscono l’accrescimento del livello di resilienza dei propri componenti.

Come sostiene Froma Walsh  (2008), la resilienza in un’ottica familiare è l’espressione di un processo che vede coinvolti i membri della famiglia: la forza del singolo componente acquista un significato alla luce delle relazioni e dei comportamenti degli altri componenti.

In questo periodo di grande difficoltà, in cui abbiamo rinunciato alle nostre abitudini, abbiamo attraversato e attraversiamo la paura, la noia, la rabbia, la tristezza e, talvolta, è difficile guardare avanti, la famiglia può mettere in campo i suoi fattori protettivi: l’ attenzione verso le esigenze e il mondo emotivo dei bambini, la cura del rapporto con i pari, la qualità della relazione di coppia, il sostegno alla madre nell’accudimento in caso di bambini piccoli, la coerenza nelle regole, le interazioni empatiche e non giudicanti con i figli adolescenti, la premura verso i genitori anziani.

Tra i fattori protettivi vi è anche la capacità di chiedere aiuto.

Sono molte le famiglie che in questo periodo hanno chiesto un sostegno psicologico per affrontare il cambiamento causato dal coronavirus, talvolta fortemente destabilizzante: lavorare in un’ottica di resilienza familiare significa avere fiducia nelle risorse del sistema familiare, una fiducia che poggia le sue basi sulla possibilità di stare nel presente, attendendo il momento opportuno per allargare lo sguardo al futuro e riprendere in mano il filo della propria esistenza.

“ Essere resilienti non significa negare il dolore, ma essere capaci di trasformare un’esperienza dolorosa in apprendimento, riorganizzando la propria vita e rendendo tale esperienza una occasione formativa” Cyrulnik, 2000


Dott.ssa Eleonora Fidelio Psicologa Psicoterapeuta Analista Transazionale Tel. +39 340 56 741 90 https://www.escogito.info/profilo?p=eleonora-fidelio

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