La saggezza dei piccoli. Mindful eating per bambini.



Negli ultimi anni, ho avuto la fortuna di passare molto tempo con mia figlia, la piccola Agata. Ha "due-anni-quasi-tre" ed ha passato tanto tempo con me in cucina, tra miei esperimenti e sue pappe e pranzi per la famiglia. Le mattine di questo periodo della pandemia, in particolare, sono state occasione di tante prove e stimoli. E nel periodo precedente mi ha spesso aiutato assaggiando le ricette che proponevo nei miei corsi.

La fortuna per me è stata duplice, visto che innanzitutto mi ha riempito di mille ricordi, di frasi ed aneddoti divertenti (come tutti i bambini), ma il tutto mi ha dato anche possibilità di vedere e sperimentare tante in cose in merito al rapporto dei più piccoli con il cibo.

Che non penso abbia "meccanismi" tanto diversi dagli adulti. Forse è solo meno - almeno inizialmente - influenzato da fattori esterni.


Ho sempre cercato di farle affrontare un ingrediente nuovo sospendendo in parte il giudizio "piace" o "non piace". Ho cercato sempre di non chiedere subito se "è buono?". Prima chiedevo "è dolce?" magari parlando di un broccolo, o "è un po' duro?" parlando di un tarallo, o "è un po' viscida?" con della pasta al sugo, e così via. Non sempre c'era una sua risposta, ma almeno ho sempre cercato di proporre l'ingrediente, cucinato o meno, senza dare un mio giudizio - naturalmente, discorso diverso per un piatto specifico e completo, quante volte mi son detto "cavolo che buono!" e l'ho poi ripetuto a mia figlia. E quante volte lei mi ha fatto notare cose che non avrei mai pensato.


Ritengo sia utile un approccio di questo tipo, per contribuire a far riconoscere i cibi non pesantemente processati, e ingredienti originari, con il loro sapore e loro caratteristiche. La libreria del gusto e delle altre sensazioni, diventa sempre più ampia, e si riconoscerà più facilmente ciò che è "costruito" per darci piacere, rispetto a quello che possiamo apprezzare per come è normalmente a disposizione - un esempio su tutti: zuccheri aggiunti vs. zuccheri naturalmente presenti.

Anche quello che non è costruito "ad arte" può farci piacere: questo quando il gusto, ma anche il tatto, l'olfatto, la vista, e (sì!) l'udito, lo iniziano ad apprezzare. Sta a noi poi combinarlo con altri gusti o sensazioni, perché ci piaccia ancora di più!


Altro aspetto importante nei momenti passati con mia figlia, e comunque utile a chi ha figli anche nell'immediato, viste le minori possibilità di uscire di casa, è quello di usare la cucina come momento di "meditazione", anche con i figli. Quante orette passate a pelare castagne, a pulire verdura, o a "pasticciare" travasando farina per torte o pane! E, incredibile, tante volte senza sentir volare una mosca.


In questo periodo di ulteriore permanenza a casa (ogni tanto un po' meno continuativa, si spera), auguro a molti di approfondire meglio il rapporto con cibo e cucina - magari in modo meno "affrettato" rispetto al precedente lockdown - per prendersi tutto il tempo possibile. Osserviamo, gustiamo, tastiamo e annusiamo il cibo, mentre lo prepariamo e lo mangiamo. Forse riscopriremo un rapporto più diretto, più sano, e più cosciente con il cibo e con noi stessi.

Qui sotto trovate un piccolo esercizio da far fare ai bambini, anche se un po' più grandicelli, anche per esercitarsi con loro.


Tratto da "Davide Viola - Oggi sono nuvola, domani arcobaleno - Mindfulness per bambini 7-12 anni"

Dott. Francesco Piazza Biologo Nutrizionista https://www.escogito.info/professionisti


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