Una "carezza" positiva contro il body shaming



Recentemente è apparsa sui giornali e sui social media una notizia riguardante Serena Williams: la nota campionessa di tennis statunitense, è stata vittima di body shaming da parte di Ion Tiriac, presidente della Federtennis in Romania, il quale ha usato parole molto dure verso l’atleta in riferimento alla sua età e al suo aspetto fisico.

Serena Williams ha prontamente risposto tramite social, strumento che ha usato spesso per raccontare episodi della propria vita, diventando veicolo di valori come la diversità e il rispetto.

Ma non sempre chi è vittima di giudizi negativi sui social network reagisce in modo così forte e sicuro.


Body shaming letteralmente significa “far vergognare per il proprio corpo”: è una forma di bullismo che consiste nell’esprimere giudizi negativi, soprattutto attraverso web e social network, allo scopo di “far vergognare” qualcuno per alcune caratteristiche del proprio aspetto fisico (peso, peluria, difetti della pelle…)

La reazione naturale alla svalutazione e alla denigrazione da parte della persona presa di mira è un forte senso di vergogna, che può determinare un notevole aumento di ansia, fino a sfociare in disturbi depressivi e disturbi alimentari, nel tentativo di inseguire un ideale estetico irraggiungibile.


Ogni individuo costruisce nel corso della propria storia un proprio sé ideale e nel momento in cui si discosta dal sé reale si prova vergogna per non essere ciò che vorrebbe o dovrebbe essere.

Mostrare e parlare del proprio corpo è difficile poiché le rappresentazioni del corpo sono strettamente collegate all’autostima, che può essere minata dal sentirsi distanti da uno standard, da un ideale corporeo proposto dalla società , e in quella odierna è esteticamente privo di difetti.



“Gli altri prima o poi scopriranno che sono un bluff”, mi racconta B. , e comprendo che provare vergogna è per lei un’esperienza davvero molto dolorosa e al tempo stesso determina uno stato d’ansia legato al timore di essere smascherate.

I principali destinatari del body shaming in rete, inoltre, sono gli adolescenti, la cui identità è ancora in formazione e la cui autostima è legata all’appartenenza ad un gruppo. Sentirsi “diverso“ a questa età, significa anche sentirsi escluso socialmente.

Anche per questo motivo nei social network le immagini talvolta sono appositamente manipolate, attraverso l’uso di filtri i tratti del viso possono essere modificati in cerca di quella perfezione impalpabile che nutre una voce dentro di noi esigente e giudicante.


Quando proviamo vergogna,infatti, ci sentiamo giudicati dagli altri ma, inconsapevolmente, siamo noi stessi a giudicarci, talvolta in modo aspro e impietoso.

Attraverso un percorso terapeutico è possibile non solo elaborare i ricordi dolorosi legati all’esperienza del body shaming , ma al tempo stesso imparare a riconoscere i pensieri negativi, i rimproveri, le richieste di perfezione che provengono da noi stessi , per prenderne distanza ed avere uno sguardo più gentile, più compassionevole, verso se stessi.

Prendere coscienza della vergogna può essere il primo passo verso l’accettazione di sè, della propria natura, attraverso una rinegoziazione con se stessi. Cerchiamo una voce gentile dentro di noi, autentica e realista, arricchiamo il nostro dialogo interiore con frasi che ci ricordino il nostro valore.


Il bisogno di riconoscimenti è innato, indispensabile ad ogni individuo, e in Analisi Transazionale viene definito attraverso una parola tanto semplice quanto potente: CAREZZA.

Esistono carezze positive e negative, autentiche o “di plastica”, ogni atto che ci fa sentire visti, un sorriso, un complimento, così come un insulto, è una forma di riconoscimento, seppur con effetti diversi.

Impariamo a darci e a dare all’altro carezze positive, per ciò che si fa, e soprattutto per ciò che si è.


Ecco una carezza positiva che una persona attenta e sensibile mi ha donato, con generosità. Un balsamo per l’anima.

“Credimi figlia mia, la grande avventura della vita è quella di essere te stessa, senza lasciarti condizionare da quello che gli altri vogliono tu sia, per la loro pace mentale, per la loro utilità, per ciò che ritengono essere adeguato. Probabilmente la tua Libertà di Essere , scatenerà isolamento, solitudine, tentativi di manipolazione, gelosie e incomprensioni. Ricorda che tutto questo è parte del seme, fa parte del processo di apertura del guscio, è il rumore della schiusa, è il seme che fiorendo lascia andare tutto ciò che era prima. Osare fiorire oggi, in questi tempi di deserto, presuppone un grande coraggio, un grande potere, è la più Alta Rivoluzione. E sai perché figlia? Perchè quando tu fiorisci, fiorisce anche la speranza.”

Ada Luz Marquez

Dott.ssa Eleonora Fidelio Psicologa Psicoterapeuta Analista Transazionale

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